Da Zero
Posted in Poesie on Settembre 15th, 2009 by xamavPopularity: 21% [?]
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Il primo dei numeri che non sono primi/Il primo dei primi che non sono più primati
b. E uno specchio, obliquo, ancora,
sul suo cranio di essere.
A fissarlo dall’alto,
mentre si fissa infinito intorno.
—
L’immagine dall’alto convogliata in un tubo. -
Guardarlo guardarsi e contarsi.Come primo insetto erectus.
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Girando in macchina, noto.
Cartellone di un supermercato:
“Questo mese rape 0,88 al chilo”.
E viaggio di malata fantasia. Un anglofono,
leggendo,
penserebbe che lo stupro
è a buon prezzo.
Rape.
E forse è l’anatema
di un illuminato,
nascosto tra le
ultime offerte.
Rape.
Un messaggio subliminale
a ricordarci che
violarci
nell’Essere
fisico e astratto,
dopo tutto è facile,
è a buon prezzo.
Soprattutto di questi tempi.
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Con un dito,
un solo dito,
alzo e abbasso
il volume
del volume incostante delle paroleradio
che fluttuano tra le catalitiche
che non catalizzano i pensieri
ma li stemprano tossicamente
tra emissioni vibranti e impazienti.Ogni volto appeso a un volante,
che non si libra
nonostante il participio presente,
ma si incolla all’orizzonte
di linee rette convergenti in un punto,
di linee verso l’orizzonte.
Linee di neomateriali con facoltà motoria
che tasportano
paleomateriali
umani
che attendono sequenze cromatiche
per fermarsi e ripartire.
E di ogni volto una storia
si potrebbe scrivere.
Sempre differente.
E se fosse possibile
resterei fermo a stilare
medie
sulla spesa per muoversi,
tra automezzi superati
e ultimi gridi aggressivi,
ipertecnologici,
con tanti di quei cavalli
che non basterebbe una prateria…
…
… e ultimi gridi aggressivi
che nonostante tutto
soffocano accodati
davanti alle direttive
di quei dischi allineati in verticale.
Rosso.
Arancio (ma spento nella sequenza di ripartenza).
Verde.
Frizione,
prima marcia,
gioco automatico di piedi,
acceleratore.
E si perdono quei volti,
vòlti al volgere delle rispettive
vite.
E con un dito,
un solo dito,
domino ancora radiovoci,
radiosuoni,
radiosentimenti
e se potessi
me li scriverei quei volti che fuggono,
le disegnerei quelle parole su frequenze medie,
che accompagnano la routine
di un tardo pomeriggio.
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Comprime, tira, sorregge le carni.
Organi interni
a suonare la marcia immobile.
Attesa che tutto migliori,
che fuori si appaia migliori,
come non si è.
“Vendesi guaina snellente, guadagni taglie,
indossi abiti senza che il culo prema da dentro
a sfavore di un’antiestetica pancia centrifuga”.
Vendono impalcature per corpi,
per lasciare immaginare fisici superbi,
per esporli nascosti e mendaci.
Esposti: come carne da macello.
e-sposti
e sposti il tuo Io un passò più in là,
dove dietro avevi ampi spazi
e innanzi un baratro
esp-osti
che grazie ai loro poteri
ti danno da mangiare e bere
prelibate fandonie
E vaneggi, dentro la sacca magica,
sotto ogni punto di pressione stressato,
dalla fantastica guaina acquistata.
Trasfigurando in goffo maiale
travestito da magro trancio di filetto.
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Siamo chiusi nelle nostre case
a rimuginare su cosa dobbiamo fare,
a stilare grandi progetti,
a pungerci lo stomaco
di ideali incontaminati
(perché avvolti nella scheggiosa concretezza).
Mentre fuori,
intanto,
mentre oltre le “sicure” mura,
che qualcuno ci ha detto esser tali,
tutto è già passato, trascorso.
E tutto ci ha già perso.
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Sono le cose,
intorno,
che sempre più velocemente
si sciupano.
E muoiono.
Non le persone,
non loro.
Che possono,
ancora possono,
restare per sempre.
A volerlo,
possono.
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Nella tetracromia
dell’essenza,
in cui ogni colore
è la sfumatura ampliabile
dell’essenza…
che avverte il parossismo
di una pantacromia
di sensazioni.
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Tutto si dissolve,
quando la catarsi del vivere
sfocia nel nuovo giorno.
E il giusto compendio
si scopre
giusto compromesso
per continuare a pulsare.
Ancora.
Per poter dire:
ancora una volta ancora.
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Per il tempo infinito
che non ha valore,
perché custode
di un bene inestimabile.
-
Che sia un frangente,
che vale una vita,
che non permetta
mai
di essere
al contingente che alla luce
impone Le scelte.
-
Che sia tutta la forza che non si possiede,
per affermare di avere forza,
ancora,
di Essere.
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