I miei consigli di lettura?
Li trovate in questa nuova rubrica, senza filtri e pretese: EMPTY SPACES. Ovvero spazi vuoti che vengono riempiti da quelle pagine che in qualche modo restano dentro, in un transito silenzioso di lettere su carta, ma lasciando traccia.
Oggi vi parlo di distopia:
“IL MONDO NUOVO” di Aldous Huxley (1938)
“1984” di George Orwell (1948)
“FAHRENHEIT 451” di Ray Bradbury (1953)
I LIBRI
In un contesto come quello attuale, è forse sempre più importante attingere da letture del genere distopico per comprendere quanto il quotidiano si stia allontanando o avvicinando verso qualcosa che, per definizione, non esiste ancora e che descrive una realtà possibile e prossima e, purtroppo, esasperata e inquietante.
Per tale motivo, quel che ancora non è avvenuto e che viene narrato in questi e altri romanzi (e non solo, anche in film e serie televisive) va analizzato e capito, poiché più si va avanti e più si rischia di approdare su isole infelici che diventano poi il vivere in cui ci muoviamo e che, senza saperlo, ci ha già inglobati.
La riflessione del sottoscritto, fuggita tra i consigli di lettura, vuole lasciare a chi sfoglierà le pagine di questi romanzi, ma anche a chi le ha già sfogliate, la curiosità di capire analogie e discrepanze: guardandoci attorno, risvegliati dal torpore monotono quotidiano che diventa spesso una routine che allontana da un pensiero critico e aperto, poiché veicolato nella ricerca delle necessità di tutti i giorni. Io, in primis, cercando da più canali e fonti, non soffermandomi alla prima notizia, non allineandomi alla massa ma con un orecchio teso a essa, ritrovo sempre più spesso l’urgenza di azionare il ragionamento, per avere coraggio e forza di avere qualcosa che manca: una mia idea, che sia mia.
Una utopia verso una ricerca nella distopia, un esercizio utile quanto meno per restare umani e sapiens. Ho letto e sfogliato questi libri e di tanto in tanto lo faccio ancora, per qualcosa di nuovo e già preannunciato.
Ne “Il mondo nuovo” Huxley ci propone la sua Soma, una pillola fornita dallo Stato, in grado di alleviare sofferenze soprattutto mentali, per alleggerire la psiche, attenuare brutti pensieri, infelicità, depressione. Ma a quale costo? Una società che non è mai infelice, a cosa porta?
In “1984” tutto è già avvenuto senza essere ancora successo. Il grande fratello è lì, ci osserva, ci dice che dobbiamo essere tutti uguali per non avere alternative fuorvianti, anche nei modi, nel vestirci, nelle parole da usare, nel pensiero da seguire. Il Ministero della Verità, istituito dallo Stato, modifica la storia, i fatti, le informazioni. Entra nelle vite già tutte uguali, uniformate, dove neanche i sentimenti sono leciti. E poi? Dove finisce la forza di volontà della persona?
Con “Fahrenheit 451 “ vive il concetto degli uomini libro, laddove i vigili del fuoco non sono più quelle forze chiamate per spegnere gli incendi ma, al contrario, per utilizzare il fuoco al fine di bruciare tutti i libri esistenti. Atto essenziale in una società in cui la lettura è messa al bando, in cui si è chiamati a denunciare chiunque venga trovato in possesso di un libro, poiché provoca stimoli, ragionamento, sensazioni. L’appiattimento totale vige, tutto deve restare mite e regolato. Un titolo che indica una temperatura specifica che è quella a cui la carta dei libri brucia in modo spontaneo.
FILM e CURIOSITÀ:
Aldous Huxley dopo qualche anno è tornato sul tema, al romanzo ha fatto seguito “Ritorno al mondo nuovo” pubblicato nel 1958. Di fatto un saggio in cui l’autore riesamina ciò che aveva scritto decine di anni prima per constatare quanto la distopia si fosse avvicinata alla realtà. Un’analisi importante, in anni che venivano dopo guerre devastanti e che vedevano le più grandi potenze del mondo in aperto scontro e sfida. Esistono diversi adattamenti per lo schermo (anche serie televisive), da vedere il film del 1998 diretto da Leslie Libman e Larry Williams, con Peter Gallagher e Leonard Nimoy. Una trasposizione in chiave moderna del romanzo del 1938.
Tratto da “1984” di George Orwell, da vedere il diretto da Michael Radford uscito esattamente nel 1984. Crudo, impattante, maniacale in alcuni passaggi. Descrive la società narrata dallo scrittore e punta sulla capacità dell’individuo di restare sé stesso, senza piegarsi all’imposizione esterna. Un incubo scatenato all’interno dell’essere umano che può essere portato a rinnegare anche Se stesso. Da vedere.
Fahrenheit 451 diventa il capolavoro su pellicola di François Truffaut. Aderente al romanzo di Bradbury, mantiene un ritmo costante, per arrivare all’angoscia dell’inganno, alla necessità della salvezza. Imperdibile. Il romanzo ha una curiosità legata alla sua prima apparizione. Uscì infatti a puntate per la prima volta sulla famosa rivista Playboy di Hugh Hefner anch’essa al suo esordio (nei numeri 2, 3 4 del 1954).
IN LIBRERIA:
In questo articolo ho riportato le copertine della serie edita da Mondadori che ha una interessante grafica ed è in edizione economica. Esistono ovviamente diverse edizioni di varie editori, che invito a scovare e ad acquistare qualora dovessero mancare nella vostra libreria.
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