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EMPTY SPACES – The Day May Break

Posted on May 15, 2026 by admin

I miei consigli di lettura?

Li trovate in questa nuova rubrica, senza filtri e pretese: EMPTY SPACES. Ovvero spazi vuoti che vengono riempiti da quelle pagine che in qualche modo restano dentro, in un transito silenzioso di lettere su carta, ma lasciando traccia.


Oggi vi parlo di:

“THE DAY MAY BREAK”

di Nick Brandt

(Società Editrice Allemandi, 2026 – 155 pagine)

Nessuna storia da raccontare questa volta. Mi limiterò a dire che qui, in questo lavoro, ci sono Tutte le Storie. Perché si parla di umanità. Di Futuro. Di Riflessioni. Di impegno. Del messaggio che ognuno di noi dovrebbe lasciare ai propri cari, ai propri figli, a fratelli e sorelle. Alle generazioni che verranno, alle quali stiamo consegnando un mondo alla deriva.

L’autore, il fotografo britannico Nick Brandt, propone in questo catalogo che porta il nome del progetto fotografico “The Day May Break”, un forte spunto di riflessione su quanto l’uomo stia devastando la natura e la stessa vita umana. Il tema ha l’unicità che, da fotografo a fotografo, mi ha affascinato per creatività, emozioni e idea sviluppata. Tutto, partendo da un punto di vista tecnico fino al concetto espresso, cattura l’attenzione.

Negli scatti, l’essere umano è il soggetto martoriato dalla stessa azione dell’uomo. Viene dunque ritratto con la natura che, insieme ad esso, ne subisce le conseguenze. Ci sono persone che hanno perso la propria casa, familiari o lavoro a causa di inondazioni o anche per l’esatto opposto, per colpa della siccità e dell’assenza dell’acqua come fonte primaria di vita. Uomini e essere animali, portati via dalla propria terra. All’inizio ho pensato a un fine lavoro di postproduzione ma poi, leggendo e vedendo anche un video che ne descriveva la realizzazione, ho compreso che tutto era assolutamente vero. L’immagine di un uomo, fermo in un paesaggio del Kenya, con un rinoceronte proprio alle sue spalle, mansueto e rassegnato, nella polvere che si alza e che li avvolge. E di fronte a loro una fonte luminosa, artificiale, una semplice lampadina accesa, che appare dal nulla. Tutto questo non è il frutto di un lavoro al computer. L’uomo che ha perso tutto, l’animale ormai abituato alla sua presenza e chiuso in una riserva, poiché privato del proprio habitat a causa degli stravolgimenti climatici, l’elemento elettrico. Sono tutti lì. La natura, ormai sopraffatta dalle persone che ne modificano gli assetti, che resta lì, a farsi ritrarre, con chi, come lui, non ha più nulla. Oppure, in un’altra parte del mondo, popolazioni intere attorniate dal deserto. La difficoltà di vivere in condizioni estreme.  Uomini, donne e bambini in Giordania, doppiamente vittime di altri uomini. Cacciati dai loro territori ormai inospitali e al contempo minacciati dalla guerra. Uno squarcio nello stesso squarcio, che mette in evidenza come tutto contribuisca a infierire in quelle realtà che noi, quotidianamente, ignoriamo. Si tocca quindi anche il tema dei conflitti e delle armi, che non conosce pietà, neanche dove la pietà già non esiste più. Un tuffo al cuore, affascinante e magnifico nella sua spietatezza.

Va sicuramente detto che, per chi ne avesse l’opportunità, la mostra fotografica di Nick Brandt, presso le Gallerie D’Italia di Torino, va assolutamente visitata. Per quanto mi riguarda, ho avuto il piacere e l’occasione di trovarmi nella città piemontese proprio nei giorni della mostra e, avendo ammirato queste immagini dal vivo, tra l’altro in uno spazio espositivo sempre affascinate, ne sono rimasto toccato. Credo, in cuor mio, di essermi trovato di fronte al genio fotografico, a un lavoro che racchiude il senso di quel che dovrebbe fare un artista. La possibilità di poter parlare alle masse, alle persone, è un impegno che comporta delle responsabilità. Si richiama il pubblico con un’idea, si approfondisce un tema che riguarda tutti, si trasmette la forza dell’urgenza di raccontare. Da fotografo, posso dire che si tratta di uno dei lavori più geniali e profondi che abbia mai avuto il piacere di apprezzare. Un inchino, a tanta potenza e impegno. Perché l’artista ha una sensibilità che può e deve essere utilizzata per portare la gente a riflettere. E in “The Day May Break”, c’è tutto.

Un ultimo appunto, nella mostra, così come nel catalogo, sono ripostati anche i pensieri dei soggetti umani fotografati. Cosa che la rende ancora più interessante e vicina a chi si immerge in quelle fotografie. Tutti dicono una cosa importante, ovvero quanto si siano sentiti vivi, per una volta, contro tutta quella devastazione. L’umiltà e il sapore amaro della disperazione, che ritrova la propria dignità, giustamente ricollocata all’attenzione degli astanti.

Il catalogo edito da Allemandi, che presento in questa rubrica, è stato realizzato (sia in italiano, sia in inglese) per la mostra ospitata dalle Gallerie D’Italia, a Torino, come sopra indicato. Ovviamente l’impatto di vedere gli scatti dal vivo non ha paragoni, ma la fattura del catalogo e il forte valore del progetto, è di certo un piccolo tesoro che va conservato. Come avere un’opera d’arte e di sensibilità unica, tra le proprie mura domestiche, che appunto ti lascia in connessione con quella parte di mondo ignorata.

Un invito a visitare il sito dell’autore:

https://www.nickbrandt.com/

Per chi volesse, segnalo inoltre che la mostra è ancora attiva:

DOVE
Gallerie d’Italia – Torino

https://gallerieditalia.com/it/torino/mostre-e-iniziative/mostre/2026/03/18/nick-brandt-the-day-may-break-in-mostra-a-torino/

QUANDO
Dal 18 marzo al 6 settembre 2026

BIGLIETTI
Ingresso intero 12 euro, ridotto 10 euro, ridotto speciale 6 euro per clienti del Gruppo Intesa Sanpaolo; gratuità per convenzionati, scuole, under 26, prima domenica di ogni mese.
Dal 10 aprile al 2 giugno 2026 ingresso ridotto speciale 5€ per possessori PASS EXPOSED.

(Fonte: sito ufficiale Gallerie d’Italia di Torino)

Massimo Avenali, 15 maggio 2026

This entry was posted in EMPTY SPACES and tagged allemandi, cambiamenti climatici, catalogo, clima, devastazione, essere umano, fotografia, fotografo, Gallerie d'Italia di Torino, guerra, mostra, Nick Brandt, progetto, racconti, siccità, storie, the day may break.

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